Gocce di Saggezza a cura di Marco Cavalletto

Bottega dell’Alpe desidera offrire ai consumatori dei prodotti di montagna, preziosi e unici nel loro genere, una raccolta di modi di dire, proverbi e detti popolari.
Desideriamo infatti che il consumatore ritorni, anche solo per qualche minuto,  con la mente ad un lontano passato, mentre degusta il prodotto di Bottega, per comprendere appieno la fatica del lavoro dei campi, la saggezza contadina, l’alternanza delle stagioni in un tempo in cui l’andamento climatico poteva determinare il successo oppure il disastro di un intero anno di lavoro.
I modi di dire, i detti e i proverbi sono l’essenza di una saggezza popolare che ha accompagnato il lavoro, in particolare quello contadino, per molti secoli, al punto che,  forse,

Ij prôverbi a sôn nà prima d’ij liber (I proverbi sono nati prima dei libri).

Queste piccole perle di saggezza vi accompagneranno per sottolineare la bontà del prodotto di montagna che, a differenza di quelli realizzati in altre parti del territorio piemontese o nazionale, sanno offrire una qualità riconosciuta e riconoscibile, frutto spesso di una fatica che sa di antico, come molti dei proverbi che vi accompagneranno.
Oltre ai proverbi Bottega dell’Alpe pubblicherà periodicamente alcuni aneddoti della storia del Piemonte e di altre realtà regionali per illustrare i fasti del passato o per collegare quei fatti alle produzioni di qualità delle nostre Alpi.
Con questi aneddoti desideriamo imprimere nei vostri cuori il messaggio di genuinità e di raccordo con le tecniche dei  tempi  del passato del prodotto dell’Alpe, nella accezione più ampia: non solo di produzioni di montagna, ma anche quelle tradizionali di certa agricoltura di “resistenza” , delle campagne e delle valli della nostra regione.

Nulla viene fatto "alla Carlona"

In Bottega dell’Alpe tutto viene fatto con grande precisione; i pacchi sono confezionati con grande cura e il nostro spedizioniere cerca di operare con la massima attenzione. I nostri clienti sono generalmente molto soddisfatti per la qualità dei nostri prodotti e per la cura con cui questi vengono recapitati nelle loro case!
Si potrebbe dire che nulla viene fatto “alla Carlona”!
Ma questa strana espressione cosa significa? Questa “carlona” a cosa fa riferimento?
E’ una ben strana parola che usiamo così spesso tanto da averne dimenticato il significato.
Carlona non è una donna, di sana e robusta costituzione, come qualcuno potrebbe essere indotto a pensare; “alla Carlona” è una espressione che deve essere intesa “alla maniera di Carlone”, e il Carlone in questione è addirittura Carlo Magno.
Ma perché Carlone?
Nel francese antico esistevano le declinazioni derivate dal latino e re Carlo, quando in una frase era il soggetto, veniva denominato Charles. Ma se un altro soggetto faceva riferimento AL RE (quindi un caso simile al dativo latino, o un caso obliquo) ecco che Charles diventava Charlon.
Ciò detto, ci sarebbe da domandarsi perché mai il grande Carlo Magno, proclamato imperatore del Sacro Romano Impero nell’anno di grazia 800 dal Papa Leone III, venga oggi ricordato con un modo di fare grezzo, improvvisato, raffazzonato, superficiale?
Le cronache ci parlano un Re bonaccione (almeno così ci è stato tramandato dai poemi cavallereschi), molto frugale e financo goffo. Ma al contrario altre cronache fanno riferimento al periodo di Charles come ad un periodo di abbondanza, di ricchezza ed è più che probabile che sia questa la chiave della locuzione “alla carlona”.

S’as saveissa l’avnì, ai saria gnun pover

Vi proponiamo un buon proverbio piemontese che richiama alla memoria le famose occasioni che si perdono perché non si conosce il futuro; tutti vorremmo sapere cosa ci attende. Ma è la vita che ci riserva le sorprese, sperando sempre che si tratti di buone sorprese.
“S’as saveissa l’avnì, ai saria gnun pover”.
Se si conoscesse l’avvenire nessuno sarebbe povero.

"Castagne ‘d San Martin, s’as na treuva una bôna a val ‘n quatrin"

“Castagne ‘d San Martin, s’as na treuva una bôna a val ‘n quatrin“.
Castagne a San Martino (11 novembre) se ne trovi una buona vale un quattrino).
Questo proverbio tende a generalizzare troppo, perché noi sappiamo che le castagne, sotto tutte le forme che si possono trovare nei prodotti di Bottega dell’Alpe, sono tutte buone, anzi, ottime!

La festa di San Martino

La festa di San Martino è una ricorrenza celebrata in tutta Italia l’11 novembre, caratterizzata da diverse usanze regionali. Questa ricorrenza è legata alla figura di San Martino di Tours e alla tradizione che racconta di come Martino, soldato dell’impero romano, durante una ronda notturna nell’inverno del 335 divise il suo mantello con un mercante seminudo. Dopo quella notte (grazie anche ad un sogno in cui Gesù è vestito con la metà del suo mantello militare), Martino si convertì al cristianesimo. Spesso questa ricorrenza è legata alla prima spillatura del vino novello. E può capitare talvolta che nel periodo prossimo al giorno 11 novembre si possa godere della Estate di San Martino, ovvero giornate un po’ più tiepide.
In questa data però si concludeva l’annata agraria e ai tempi in cui vigeva nelle campagne il contratto di mezzadria era proprio a San Martino che le famiglie dei mezzadri traslocavano da una cascina ad un’altra in tutta la Pianura Padana. Fare San Martino significa ancora oggi “cambiare lavoro e luogo di lavoro”.
Era tradizione che l’anno lavorativo dei contadini terminasse agli inizi di novembre, dopo la semina del grano (altro proverbio, ma questa volta calabrese: A San Leonardo, semina che è tardo (San Leonardo cade il 6 novembre).
Qualora il datore di lavoro, proprietario dei campi e della cascina, non avesse rinnovato il contratto con il contadino per l’anno successivo, questi era costretto a trovare un nuovo impiego altrove, presso un’altra cascina. All’epoca, il contadino abitava sul luogo di lavoro in un’abitazione messa a disposizione dal padrone del fondo agricolo. Un cambio di lavoro comportava quindi un trasloco per il contadino e la sua famiglia. La data scelta per il trasferimento era quasi sempre l’11 novembre.
Un riscontro storico della diffusione di questa locuzione è legato alla battaglia di Solferino e San Martino. Si tramanda che il re Vittorio Emanuele II, preoccupato per l’andamento della battaglia di San Martino (che si sarebbe svolta il 24 giugno del 1859), si fosse rivolto (in dialetto piemontese) ad una formazione di soldati piemontesi della Brigata “Aosta”, di passaggio da Castelvenzago, con la celebre frase: «Fieuj, o i pioma San Martin o j’auti an fa fé San Martin a noi!» («Ragazzi, o prendiamo San Martino o gli altri fan fare San Martino a noi!»). La battaglia ebbe esito positivo per i piemontesi che vinsero la seconda guerra di indipendenza!